Lidia ha le mani e gli occhi grandi. Negli spicchi verdi che le illuminano il viso c’è la sfumatura dei boschi dove è abituata fin da piccola a scorazzare per raccogliere la Nocciola dei Nebrodi; nei solchi delle mani si legge il resto della storia, quando il frutto è portato nel suo laboratorio, ripulito, sgusciato, tostato, coccolato e vezzeggiato, fino a prendere la forma di uno dei dolci con cui apparecchia la sua tavola: cioccolatini ripieni, torte, biscotti, pasta reale.

Lidia è la signora delle nocciole dei Nebrodi: basta ascoltarla parlare per qualche minuto per comprendere che questo frutto racchiude ben più che le fila di un lavoro. “Per me la nocciola è madre ed è sorella- racconta-. Io e i miei fratelli le dobbiamo tutto: siamo cresciuti con le mani tra i terreni dei noccioleti, facevamo a gara a chi era più veloce a riempire i sacchi di juta: il premio era poter tornare a casa a vedere i cartoni animati. Abbiamo imparato lo scorrere del tempo e la pazienza, tra i suoi rami, il rispetto mentre pulivamo i terreni dove ci saremmo inginocchiati al momento della raccolta, la cura nel preservarne le caratteristiche più preziose sperimentando la tostatura delicata ed efficace, la fantasia nell’immaginare cosa sarebbe diventata in laboratorio. Devo alla nocciola non solo il mio mestiere,  ma anche la possibilità di fare studiare i miei figli. Per questo il mio cuore rimane legato a Tortorici: se me ne andassi in una città più grande, probabilmente riuscirei a dare più valore ai miei dolci, ma perderei la mia identità. Sarebbe un atto di ingratitudine e la terra ti insegna ad essere grato, anzitutto”. 

L’identità di Lidia oggi si chiama Dolce Incontro, la pasticceria tra le viuzze di Tortorici, Comune di poco più di 6 mila anime nel messinese che è immerso nei noccioleti tra il versante nord dell’Etna e la costa settentrionale dell’isola.

L’infanzia di Lidia è stata ricca di suggestioni campestri:”Io so come si munge il latte, come si fa la ricotta, so come si miete il grano. Oggi non si fa che parlare di grani antichi, ma antichi per chi? Mia mamma in cucina usava la farina Maiorca, andavamo al mulino per accertarci che ci mettessero da parte il grano buono, ma quello buono davvero. Oggi in pasticceria io continuo a fare la cosa più semplice del mondo: cucinare i dolci della tradizione senza scorciatoie. Mi sono fatta costruire apposta gli strumenti che mi servono, i miei cioccolatini sono immersi uno per uno nel cioccolato e poggiati sulla grata ad asciugare, riusciamo a farne 2 mila in 24 ore in questi giorni per prepararci alle feste di Natale”. 50 kg di nocciole a settimana, 120 pezzi di pasta reale a settimana: sono numeri da produzione intensiva, eppure Lidia tosta e macina con l’accuratezza delle artigiane di una volta, insieme alle sue collaboratrici.


Ne parla come della cosa più ovvia al mondo, ma basta poggiare i suoi dolci al palato per comprendere che questa semplicità deve avere genitori assai complicati: la capacità di mantenere intatto l’aroma persistente della nocciola, di accarezzarlo con il cioccolato senza mai domarlo, così come la fragranza della sua pasta reale, rigorosamente solo con “granella di nocciola, zucchero e acqua”, che esplode in bocca destando sorpresa anche a chi è abituato a frequentare il gusto come uno dei sensi che dà bellezza alla vita.

Glielo faccio notare e lei sorride. Apre gli occhi e spalanca le mani, quasi a voler rappresentare quanto grande sia lo slancio che sta per dire. E poi si ferma e si ricompone con un sorriso che anticipa le sue intenzioni:”È il miracolo della nocciola dei Nebrodi”. E giù con i ghiri, “che hanno il vizio di svuotarci i gusci”, e via alla requisitoria sull’estate troppo calda che “ha fatto asciugare un po’ l’interno del frutto. Ma neanche lei ha potuto asciugare via il sapore”: della nocciola Lidia è davvero figlia e sorella, ne conosce ogni piega, ne interpreta ogni spezzone della storia, ne condivide le difficoltà.

L’amore per i campi ha attraversato altre sfumature: quelle che l’hanno portata fino a Siracusa per raccogliere fragole e a Sciara a raccogliere le olive; fino a quando un giorno, guardando la maglietta scolorita dal sole che si toglieva a sera, si è sentita uno strumento nelle mani altrui e ha deciso:”Non voglio più stare in ginocchio sotto gli ordini di altri”. Ha abbandonato i campi ed è passata poi alle trine e ai merletti di una sartoria di abiti da cerimonia:”Mi piaceva e mi divertiva stare in mezzo ai vestiti eleganti, sono entrata che ero una ragazzina con le scarpe vecchie da ginnastica e sono uscita una signorina che imparava ad apprezzare il velluto e il taglio degli abiti fatti bene. Ma le gonne, ancora oggi,  ho un po’ di vergogna a metterle; le ginocchia rimangono sempre un po’ scure e rugose per la raccolta delle nocciole, così come i gomiti, e da ragazzina mi vergognavo a spiegare perchè”.

Il richiamo della nocciola è stato però più forte: trasforma il bar acquistato insieme al marito in una pasticceria e riparte proprio dai biscotti di nocciola che la mamma preparava per la famiglia in attesa del Natale. Da allora non si è più fermata, recuperando dalla tradizione le preparazioni tipiche del territorio, andando a scovarne nei frammenti rimasti impigliati tra le mani e i ricettari delle vecchie massaie, rispolverando i procedimenti di lavorazione che rendevano i dolci dei suoi ricordi un patrimonio da condividere. Con questi dolci ha conquistato nel 2014 la giuria del premio “Best in Sicily” di Cronachedigusto.it, che l’hanno insignita del premio “Migliore pasticceria”, fino ad arrivare, un anno dopo, all’Expo milanese, dove ha rappresentato la Sicilia nei due mesi conclusivi della manifestazione. Lidia va, parte, partecipa alle fiere e alle esposizioni, come alla recente edizione di TaorminaGourmet, porta il suo sorriso e le sue dolcezze, ma poi torna a Tortorici. Torna a tostare nocciole che ha raccolto, torna a sfornare dolcezze che spedisce in Italia e nel mondo a quanti, dopo averli assaggiati, ne sentono la mancanza; sogna di far crescere la sua pasticceria, renderla una produzione artigianale più ampia che possa arrivare nelle case anche di quelli che abitano lontano.

Fa sogni grandi Lidia e li nutre di gesti piccoli: dice grazie a tutti quelli che le fanno i complimenti, distribuisce cioccolatini come fossero pezzetti di felicità in saldo, racconta le avventure della sua famiglia immensa: tre sorelle e due fratelli, ma soprattutto un padre e una madre che giganteggiano nelle sue parole. Racconta della forchetta tedesca, quella che “un soldato regalò a mio padre insieme a un po’ di scatolette nei giorni del razionamento. Ce lo raccontava a sera con gli occhi che luccicavano al ricordo. Non aggiungeva nulla, ma a noi arrivava la gratitudine, la commozione e la forza di una solidarietà che non sapeva spiegare, ma che ci ha insegnato, vivendola.  A sera era una corsa per chi dovesse mangiare con la ‘forchetta tedesca’, il premio che a turno condividevamo attorno a una tavola dove non si litigava mai e si dava valore alle cose per la loro storia e non per il loro prezzo”.

Come le nocciole: si vendono a peso, ma sui Nebrodi si stimano dai segni che lasciano sulle mani, sui gomiti e sulle ginocchia. Forse è questo intreccio a rendere i dolci di Lidia più che una somma di ingredienti. Lì dentro ci sono i ricordi e i desideri che accumula insieme alla sua Nocciola dei Nebrodi.

Dai boschi alla pasticceria: l’artigiana dei dolci di Tortorici, figlia della Nocciola dei Nebrodi

Santina Giannone
Santina Giannone

Siciliana, mamma. E poi giornalista, consulente aziendale e dottoressa di ricerca in Scienze Cognitive. Credo nella commovente capacità di chi vuole, fortemente vuole. E quando vacillo rileggo Calvino: “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Categorie: RITRATTI
0
6768 views

Commenti alla Storia

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *