C’è bisogno di tempo per fare crescere le cose belle (e buone). Lo sa bene Nicola Fiasconaro, che di tempi giusti per gli impasti se ne intende.

Con orgoglio annuncia a Tuttofood 2017 le ultime novità della sua produzione, in compagnia di due testimonial d’eccezione, Maria Grazie Cucinotta e Paolo Massobrio. Mentre taglia le fette del Marron Noir, l’ultima creazione col cuore di castagna, guarda a traguardi che vanno ben oltre il prossimo Natale: tra pochi giorni apre a Castelbuono il cantiere “Fiasconaro 2020”, che preannuncia ben 4 anni di lavori per costruire quello che sarà “il polo agroalimentare più prestigioso della Sicilia”.

Ce lo racconta con gli occhi che brillano di soddisfazione, senza però annegare del tutto la stanchezza di un traguardo così sofferto, al punto quasi da rischiare di lasciarlo andare nel cassetto dei sogni dismessi.

È difficile fare impresa in Sicilia– ci dice con la voce graffiata di chi, in quella durezza, ci ha lasciato impigliato qualche pezzo-. È dura ovunque, ma in Sicilia ancora di più. Ma è lo stesso motivo per cui dare gambe ai sogni nati nella terra del Gattopardo è una delle sfide più affascinanti che possa esserci”.

Ce l’ha con le istituzioni, Nicola Fiasconaro, con quelle che dovrebbero aiutare gli imprenditori e invece li azzoppano con una burocrazia infinita. E ci tiene a precisare:”Non mi riferisco ad aiuti finanziari, credo che l’imprenditoria sana debba e possa farcela con le proprie gambe. Il centro che sorgerà a Castelbuono con oltre 8 milioni di euro di investimenti, nasce senza un euro da contributi pubblici. Siamo orgogliosi della nostra terra e vogliamo investirci per valorizzarla. Vorremmo però farlo con la certezza di avere al fianco le istituzioni, che ci rendono più semplice il percorso e ci sostengono in questa sfida”.

Invece, proprio nella terra del Gattopardo, dove la politica ha ancora parecchio a cuore la vecchia regola che preserva l’ordine atavico delle cose pur dando l’impressione di cambiare, può accadere che un imprenditore di successo richieda per anni al Comune una vecchia area industriale abbandonata tra gli scarti di eternit per farci un nuovo polo agroalimentare, ma i garbugli e le clausole siano più fitti di ogni possibilità di vedere oltre.

Nicola Fiasconaro ha scelto di non farne mistero, poco incline a quella maniera di sopravvivere che rende curva la postura di quanti non vogliono rischiare di spezzarsi.

“Mai piegare la schiena, tirare dritto senza troppi compromessi. Abbiamo rischiato di andarcene davvero. Il ‘caso Fiasconaro’ ha contribuito ad alzare il velo sui danni che la burocrazia siciliana, l’incuria e la lentezza rischiano di fare alle energie positive, in maniera talvolta irrimediabile”.

Lo scorso settembre la denuncia dell’imprenditore di Castelbuono sui ritardi nel recupero dell’area artigianale Sirap, in possesso del Comune da sei anni, aveva attirato l’attenzione del sindaco di Velasca, cittadina del Piemonte, dove si inaugurava un’area di quaranta mila metri quadri, recuperata in meno di un anno per essere consegnata alle imprese in espansione.

Il vuoto di chi ha il dovere è stato però colmato dal pieno di chi ha condiviso la responsabilità di fare della Sicilia una terra del possibile: ”Ci siamo ritrovati accanto tanti amici- conferma Nicola Fiasconaro-, la stampa, istituzioni culturali e, per la verità, anche alcune istituzioni nazionali: la prossima settimana  firmeremo la concessione dell’area per 1 milione e 200 mila euro; apriremo immediatamente il cantiere: vi sorgeranno altre aree produttive e logistiche, magazzini, show room, ma anche asili nidi e parchi ricreativi. Questa è la Sicilia in cui credo”.

La stanchezza negli occhi sembra liquefarsi, la voce torna a scorrere come se i graffi di prima fossero stati sanati dal balsamo della visione.

Come vedo la Sicilia nel 2020? Voglio essere realista, non credo che in quattro anni possiamo sovvertire il destino pesante della nostra terra. Due però sono i cambiamenti importanti che possono aprire una fase nuova: la capacità di consorziarsi delle forze produttive e la lungimiranza  delle politiche agricole che devono incentivare e valorizzare la fase di trasformazione, oltre che di produzione del prodotto. È triste constatare come ci siano tantissimi siciliani nel mondo a capo di importanti società, scuole, accademie, che hanno fondato imperi finanziari mettendo a frutto la nostra naturale propensione ad essere brillanti e fattivi. Eppure è evidente anche, che chi rimane qui, spesso, finisce per essere vittima dell’assuefazione e abituarsi agli standard sonnecchianti dell’isola. Non possiamo capovolgere le cose, possiamo però
inaugurare una nuova stagione
: quella del controesodo, di una terra che finalmente ha la possibilità per richiamare a sé tante energie che sono andate fuori, perché c’è bisogno delle loro intelligenze e c’è finalmente lo spazio per apprezzarle nella nostra isola. Colgo l’impegno di tanti colleghi che fanno della grande passione per la tradizione gastronomica e dolciaria di Sicilia una missione quotidiana. Dico che chi fa le cose bene oggi viene premiato. Dico che non ci dobbiamo arrendere, perchè i sogni, a volte, diventano realtà”.

Il cassetto dei sogni in disuso che aveva fatto l’occhiolino a Nicola Fiasconaro, torna a chiudersi senza nuove prede. I sogni sono sulla spianata della farina, coperti dal telo di lino che ne custodisce la lievitazione. In attesa di prendere casa a Castelbuono.

 

Fiasconaro inaugura progetto visionario: ”A Castelbuono il più grande polo agroalimentare della Sicilia”

Santina Giannone
Santina Giannone

Siciliana, mamma. E poi giornalista, consulente aziendale e dottoressa di ricerca in Scienze Cognitive. Credo nella commovente capacità di chi vuole, fortemente vuole. E quando vacillo rileggo Calvino: “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Categorie: INTERVISTE
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1 comment

  • Bellissimo articolo, questa intervista da ancora fiducia e speranza all’imprenditoria siciliana fatta in primis di persone che, come Nicola Fiasconaro, amano la propria terra e vogliono farla brillare di luce propria.
    Complimenti a Santina Giannone per l’intervista, descritta sapientemente e con viva passione.
    Evidentemente anche lei ama la sua terra.

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